Storia

Fondazione
I dati di nascita della Banda Sociale di Lavis ci vengono testimoniati da Casetti, nella sua “Storia di Lavis”. Casetti ci fornisce il ritratto di “un complesso d’ottoni che sfila ordinatamente al seguito di una processione religiosa”.
Il primo documento ufficiale che ne attesta l’esistenza è il contributo di 50 fiorini da parte del Comune (nel 1865) e la successiva approvazione dello statuto il 6 dicembre 1867 che ne sancisce il ruolo pubblico come Banda civica.

La Banda Sociale di Lavis nel 1909

Trasformazione in “Banda Sociale di Lavis”
Nel 1903 viene costituita la Banda Sociale di Lavis con primo presidente il dott. Carlo Sette. Il primo concerto ha luogo l’8 settembre 1904 per la Festa della Madonna sotto la direzione del maestro Odorico Tonello di Trento.
La Banda nasce fra mille difficoltà economiche che frenano gli entusiasmi; qualcosa si risolve con la grande tombola del 1904 e suonando il 15 ottobre 1905 negli intermezzi del dramma in cinque atti “Le figlie abbandonate”.
L’uniforme, che assomiglia “tanto a quella della fanteria del regio esercito italiano da non poterla distinguere”, viene rinnovata con un compromesso: giubbe in panno blu, calzoni in panno noce e berretti in panno blu. L’inaugurazione delle nuove divise impone una festa particolare che avviene il 10 novembre 1907 con un concerto in Piazza Centrale. La Banda, formata da 26 elementi, suona in quell’occasione per la prima volta dal palco armonico. La grande parata attraverso la storia del paese di Lavis continua l’11 ottobre 1909 con il concerto in onore del viaggio inaugurale della Trento- Malè.
L’avvio veloce, che porta il complesso a sostenere impegnativi confronti con il pubblico, impone presto anche un discorso di revisione artistica. Siamo nel 1913 quando si avverte la necessità di bandire un concorso per maestro-direttore. Non che si voglia smentire le doti del maestro Quidicini, che per sei anni ha diretto il complesso; certo è che si impone l’esigenza di costruire un vivaio istituendo una scuola allievi che dia garanzie per il futuro.
I frutti si hanno quasi subito con il maestro Quarantotto, che insegna musica a 15 allievi. Poi la guerra. Nel 1915 la Banda si ferma. I militari chiudono le porte alla musica. C’è un contratto di locazione firmato nel gennaio 1915 dal presidente Carlo Sette e dal Comando di battaglione di stanza a Levico per la cessazione temporanea dell’intero patrimonio strumentale. Dovrebbe essere questione di mesi e invece agli strumenti fanno seguito nel 1916 le divise.

La Banda nel primo dopoguerra
La ricostruzione avviene fra il 1920 e il 1921 sotto la spinta del maestro Cordin e del nuovo presidente Domenico Varner. Dei vecchi strumenti non è rimasto molto: 3 bassi, 2 genis, 2 bombardini, 5 clarini, un paio di piatti, una grancassa. La nuova direzione prende vita il 28 dicembre 1921. La cronaca di Italo Varner è dettagliata, entra nei risvolti, cita una modifica allo statuto con la quale la Banda si impegna a non prestarsi a dimostrazioni anti religiose: è segnale dei tempi, una difesa anticipata. La nuova vita è breve. La Banda si rifiuta di eseguire la marcia reale e l’inno di “Giovinezza”, cade sotto il giudizio disciplinare del Direttorio di Lavis e si sfascia. Il silenzio va dal 1923 al 1927 quando “una nuova Banda dopolavoro” – commissario il dott. Giovanni Serra – “si affaccia alla storia del paese. I documenti affermano che non ha nulla a che vedere con la vecchia Banda disciolta.
La cronaca va avanti in modo frammentario durante il periodo fascista e negli anni della seconda guerra mondiale.

La Banda nel secondo dopoguerra
Marcello Piffer e Gino Girardi sono tra i protagonisti della nuova fase, dopo la liberazione. Il primo prende in mano la direzione, il secondo dà lezioni di musica, istruisce gli allievi, cura il vivaio. Gli anni Cinquanta sono ancora di assestamento. Si lavora sul patrimonio strumentale, si curano le divise, si mette mano al palco armonico. Ma anche l’attività strumentale ha delle punte di rispetto (un’uscita a Innsbruck è segnata nel luglio del ’56, tre anni dopo i festeggiamenti per il cinquantesimo della fondazione della banda che coronano un ciclo fortunato di sei concerti). Quello di Innsbruck è soltanto l’anticipo di un’apertura verso le Alpi, che la Banda seguirà con particolare attenzione allacciando rapporti con la Germania, culminati nel gemellaggio del 1978 con Buckenhofen Forchheim e nella partecipazione (1986) al triangolare musicale Italia-Austria-Yugoslavia. Successivamente la Banda si esibisce in Svizzera e instaurerà nuovi gemellaggi, tuttora in corso, con gruppi musicali d’oltralpe e non: la banda musicale di Pont San Martin (V. d’Aosta), nel 1990 la Banda di Schwabmünchen (D), nel 1992 con un gruppo folcloristico della repubblica Ceca, nel 1993 con la Banda Musicale di Sesto Fiorentino (FI), nel 1997 con la Banda di Weerberg (A) e nel 1999 con la Banda Hohensalzburg (A).

La Banda Sociale di Lavis in trasferta nel 1963

La Banda Oggi
Nell’attività moderna compaiono, a fianco dei bandisti, altre figure: le vallette, il mazziere e il portabandiera che contribuiscono a mantenere vivo il senso della sfilata e della decorazione folcloristica.
Il nuovo organico cosi strutturato permette di presentarsi alle cerimonie del paese e alle trasferte fuori provincia in maniera più ordinata.
Nel 2008 prende vita la Bandina degli allievi della Banda Sociale di Lavis. Le trasferte musicali in Italia o all’estero (specialmente in Germania e Austria) danno, da sempre, la possibilità ai bandisti di poter conoscere e imparare stando assieme a musicisti di altre realtà e realizzare sulla propria pelle che la musica è una lingua universale.
La Banda non è solo musicisti, ma dietro di essa si muove una rete di persone (famiglie e singoli) che vanno ad alimentare il Direttivo e i sostenitori. Questi sono una importante risorsa per il suo funzionamento e per il suo futuro.

La Banda Sociale di Lavis nel 2016